Home L'Impresa Eccezionale “Riconvertire è curare”. Così le aziende italiane si reinventano

“Riconvertire è curare”. Così le aziende italiane si reinventano

“In Italia non esiste una filiera della produzione di mascherine chirurgiche” ha spiegato Angelo Borrelli, capo del Dipartimento della Protezione Civile, in un’intervista a “Che tempo che fa”, raccontando che proprio per questo molte aziende, anziché chiudere, si stanno riconvertendo per rispondere all’esigenza del Paese. A confermare questa notizia anche il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, che ha detto: “Nei giorni scorsi sono stati acquistati più di 6.500 respiratori e dalla prossima settimana arriveranno 120 milioni di mascherine, grazie all’incessante lavoro fatto all’estero. Solo in questa giornata distribuiremo 4 milioni di mascherine e 125 ventilatori. Decine di imprese italiane stanno riconvertendo le loro produzioni per rispondere all’emergenza, anche con il supporto dello Stato e delle risorse economiche inserite nel decreto Cura Italia. Il Paese sta rispondendo con tutta la sua forza. Ce la faremo”. Come ha spiegato Borrelli, allo stato attuale in Italia servono 90 milioni di mascherine al mese. Le imprese all’estero con cui il nostro Paese aveva siglato dei contratti per l’acquisto dei dispositivi si sono viste requisire i prodotti per necessità interne alle nazioni di provenienza.

Per questo in Lombardia, e non solo, è nata una rete di lavoro, tra la Regione, il Politecnico di Milano e alcune fabbriche di pannolini e fasce filtranti, che da alcune settimane hanno iniziato a sperimentare materiali e riconversione dei macchinari. Questa operazione consente di produrre mascherine sicure idonee alla protezione. I risultati di questi test potranno essere utilizzati anche dalle altre aziende e fabbriche che si renderanno disponibili alla produzione. Inoltre, l’operazione lombarda, consentirà di fornire, immediatamente, 250mila pezzi al giorno.

Dalla Lombardia alla Puglia, sono molte le fabbriche, aziende e piccole e medie imprese, che stanno riconvertendo la loro produzione in questo momento di necessità nazionale. Un’operazione che serve anche per non chiudere gli stabilimenti, e quindi a conservare posti di lavoro. Il Governo ha investito sulla riconversione stanziando, con il decreto “Cura Italia”, 50 milioni, gestiti da Invitalia, da erogare alle aziende che produrranno mascherine, sotto forma di finanziamenti agevolati o a fondo perduto. Le aziende produttrici che ricorreranno alla deroga dovranno inviare all’Istituto superiore di Sanità un’autocertificazione sulle caratteristiche tecniche delle mascherine. La risposta dell’Iss, dovrebbe essere immediata: in due giorni l’Istituto si dovrebbe pronunciare circa la rispondenza delle mascherine alle norme vigenti. Anche il Politecnico di Bari, come quello di Milano, sta collaborando con le aziende. Il rettore Francesco Cupertino, sta coordinando un gruppo di lavoro formato da docenti e ricercatori che sono in contatto con una serie di aziende locali del settore manifatturiero, interessate a convertire parte della loro produzione in mascherine. Non si tratta solo di aziende che attualmente producono abbigliamento, pannolini e assorbenti, ma anche del settore calzaturiero.

Tutta l’Italia si riconverte per rispondere al fabbisogno. Da Alba, nel cuneese, in cui l’azienda tessile Atelier Miroglio Fashion ha deciso di mettere da parte l’alta moda per dedicarsi a questo prodotto; a Firenze, dove il colosso farmaceutico Menarini ha deciso di produrre gel disinfettante, allo scopo di donarlo alle strutture e agli operatori impegnati in prima linea nella lotta contro il Coronavirus. Nel bolognese, Siare Engineering, invece, è l’unica azienda italiana produttrice di ventilatori polmonari. Si tratta di una piccola azienda con 35 dipendenti, a cui il governo ha commissionato la produzione di 500 ventilatori al mese per quattro mesi. L’azienda non solo dovrà implementare la produzione, ma anche interrompere tutte le consegne all’estero per destinare le macchine solo al mercato italiano. Per questo i pochi operai, sono stati affiancati da 25 tecnici specializzati dell’Esercito.

Altri marchi del lusso italiano stanno rispondendo alla richiesta di aiuto degli ospedali. Ferrari si è detta pronta a produrre ventilatori polmonari, mentre Gucci ha deciso di donare 1.100.000 mascherine e 55mila camici (prodotti dalla filiera Gucci) alla Regione Toscana. Dopo l’ok delle autorità competenti, saranno consegnate nei prossimi giorni.

A muoversi sono anche le start-up. “Isinnova”, una start up italiana di ingegneria, ha ascoltato la richiesta di aiuto dell’ospedale di Chiari, nel bresciano. A mancare erano le valvole per i respiratori, necessari a mantenere in vita i pazienti che necessitavano di ossigeno. Il produttore non è stato in grado di fornirli abbastanza rapidamente e l’ospedale era disperato. Così il ceo di Isinnova, Christian Fracassi, ha iniziato immediatamente ad armeggiare con i suoi ingegneri per decodificare una versione stampata in 3D del componente tradizionale della valvola Venturi, che si collega alla maschera facciale di un paziente per erogare ossigeno a concentrazione fissa.

“Siamo in guerra” ripetono virologi e i governatori regionali. E come succede durante la guerra, ci si reinventa per sopravvivere. E per garantire la sopravvivenza degli altri.

 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here