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Covid-19, le fake news (quasi) peggiori del virus

Mai come in questo periodo le informazioni si rivelano vitali. Il Covid-19 costringe la popolazione in casa, in preda all’ansia e alla preoccupazione per la propria salute e per quella dei propri cari. Mai come oggi cercare una giusta informazione è vitale. Eppure i social sono inondati dalle “fake news”, che la paura e la speranza fanno concepire come vere, inducendo a condividere e ad ingrandire una notizia falsa, fino all’inverosimile.

Il concetto è chiaro e lo spiegava Arthur Schopenhauer, il grande filosofo tedesco, quando ancora internet non esisteva. La speranza e la paura ci fanno vedere come verosimile e prossimo ciò che desideriamo e ciò che temiamo, “ma entrambe ingrandiscono il loro oggetto”. Ossia ingigantiscono un fatto. Grazie a Dio Schopenhauer non ha conosciuto la rete, i social network e le catene WhatsApp.

Queste false notizie aumentano le paure, portando chi le legge a uno stato di costernazione, allo scoraggiamento o alla disaffezione e alla perdita di fiducia nei confronti delle istituzioni. Un tempo venivano chiamate “leggende metropolitane” e, oltre a un po’ di scaramanzia, non avevano grandi effetti sulla vita di tutti i giorni. Ma quando queste notizie inventate si travestono da articoli di giornale, commenti di esperti e sono accompagnate da video e immagini convincenti, è difficile non crederci. Il loro impatto sulla vita della popolazione influenza le scelte e le opinioni in modo spesso irreversibile.

Chi le diffonda e perché lo faccia è compito della Polizia Postale scoprirlo. Quello che si può fare è fermale, non condividendo, per evitare che personaggi senza scrupoli cavalchino la paura.

Bisogna effettuare il “Fact-checking”, ossia la verifica dei fatti: si tratta di un accertamento degli avvenimenti citati e dei dati usati in un testo o in un discorso. Una pratica che, nel giornalismo, si applica in particolare alle informazioni date dai politici e, anche come autoverifica, alle notizie diffuse dai mezzi di comunicazione.

In Italia esistono da tempo alcuni progetti di verifica dei fatti. Uno dei più importanti è quello dell’agenzia stampa AGI, che pubblica con cadenza quotidiana articoli con verifica di fatti e dichiarazioni di politici. Un altro è quello fornito dal giornale online Open: «Fact-checking di Open è un progetto giornalistico indipendente che mira a monitorare le notizie false o fuorvianti diffuse in Italia e all’estero, fornendo un servizio di corretta informazione e degli strumenti necessari ai cittadini per imparare a riconoscere le bufale, la disinformazione, la misinformazione e tutte le altre falsità che minano la società e il processo democratico» come spiegano sul sito.

Anche i social si sono attrezzati. Instagram, nel 2019 prima dell’annessione a Facebook, aveva introdotto un sistema di Fact-checking con cui segnalava esplicitamente i contenuti di cui non si capiva la provenienza oppure fuorvianti e falsi, fornendo la possibilità di accedere alle motivazioni specifiche dietro tale decisione. Un metodo adottato anche da Facebook e Google, che hanno fornito degli strumenti ai loro utenti per accertarsi della veridicità dell’informazione.

Precisamente un anno fa, Google ha lanciato un motore di ricerca legato a Google News che si chiama Fact-Check Explorer. «Google è stato creato per aiutare le persone a trovare informazioni utili facendo emergere i fantastici contenuti creati da editori e siti. Questo accesso a informazioni di alta qualità è ciò che spinge le persone a utilizzare il Web» spiegano sul blog di Google. «Tuttavia, con migliaia di nuovi articoli pubblicati online ogni minuto di ogni giorno, la quantità di contenuti che devono affrontare le persone online può essere travolgente. E sfortunatamente, non tutto è reale, rendendo difficile per le persone distinguere il fatto dalla finzione. Ecco perché insieme ai nostri partner di Jigsaw, abbiamo annunciato che in alcuni paesi avremmo iniziato a consentire agli editori di mostrare un tag “Fact Check” in Google News per le notizie. Questa etichetta identifica articoli che includono informazioni verificate da editori di notizie e organizzazioni di verifica dei fatti».

Nella ricerca su Google, sotto il titolo di un articolo troverete la dicitura Fact-Checking By accompagnato dall’azienda che ha effettuato il controllo.

Allo stesso modo un articolo proveniente da una testata accreditata, sulla home di Facebook, si trova una “i” in basso a destra che al passaggio del cursore espone le fonti. Oltre a questo, esistono persone e algoritmi che controllano continuamente che le notizie siano vere e sicure.«Ci stiamo impegnando per combattere la diffusione di notizie false su Facebook -spiegano. Usiamo sia la tecnologia che il controllo umano per rimuovere gli account falsi, promuovere la capacità di valutare la veridicità delle notizie e interrompere gli incentivi finanziari per gli spammer. In determinati Paesi, collaboriamo anche con fact-checker indipendenti certificati dall’International Fact-Checking Network, un’organizzazione apartitica, per individuare e controllare le notizie false».

Ma il vero controllo passa dallo smartphone che avete tra le mani in questo momento. L’ultimo vero Fact-check lo fa il lettore, che conosce lo stato d’animo chi vive il suo stesso momento storico e che può scegliere se diffondere un’uniformazione o no. Che può decidere di verificare o no. Nel dubbio è sempre meglio rivolgersi agli esperti e assicurarsi di non diffondere una notizia falsa.

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