Home L'Impresa Eccezionale Competenza, riconversione e genio. Così ripartono le imprese italiane

Competenza, riconversione e genio. Così ripartono le imprese italiane

Spirito di adattamento, capacità di ingegno e problem solving. È il mix vincente con cui le imprese italiane stanno provando a offrire un contributo per la lotta al virus che ora non è più solo un problema sanitario. Le ricadute economiche, le crisi diplomatiche in Europa, la paura nei cittadini sono solo alcune delle conseguenze che questa pandemia lascerà sul campo quando l’emergenza sarà chiusa. E se a situazioni straordinarie si risponde con misure straordinarie, la risposta delle imprese italiane è davvero straordinaria. E non solo per il fiume di denaro donato agli organi impegnati in prima linea contro il Covid-19. Anzi.

INGEGNO

Se è vero che l’ingegno è “intelligenza intesa come principio di creatività o come capacità inventiva”, proviamo a dare uno sguardo ad alcuni esempi di fatto già presenti ai quali stiamo assistendo. Tra i più interessanti c’è quello dell’azienda 3d wasp che ha applicato il suo know how tecnologico, nel campo della stampa 3D, per la progettazione di due dispositivi che vengono messi a disposizione della comunità, nonché al servizio di altri progetti tecnico scientifici, senza però volersi sostituire ai presidi medici chirurgici.

Il My Space Helmet. Pochissimi giorni di progettazione sono bastati per la fabbricazione digitale del casco di protezione. Costituito da un filtro integrato col quale proteggersi dalle micro gocce, e composto di materiale plastico trasparente, questo spazio areato  e climatizzato a pressione positiva permette di potersi avvicinare senza rischio di contagio. Il suono entra grazie a degli appositi fori e la batteria riesce ad alimentare la ventola per svariate ore. Verranno testati “in house” prima di metterli in prova in prima linea. File e disegni di progetto sono resi disponibili in modalità open source.

My Face Mask. La stessa azienda ha progettato e sviluppato questa che è una mascherina personalizzata su misura e con filtro intercambiabile. La personalizzazione della stessa, per ogni operatore, è resa possibile grazie ad una scansione 3d del volto, o anche semplicemente da una fotogrammetria di un qualsiasi smartphone. Viene prodotta in PCL (policaprolattone), un biomateriale modellante che fonde a 100 gradi, che rende la  mascherina aderente al volto, evitando così le irritazioni e i disturbi causati dal lungo utilizzo. Anche in questo caso il file nativo del progetto è open source.

Charlotte. Ricordiamo anche lo straordinario lavoro compiuto per la creazione della valvola Charlotte, una valvola per respiratori stampata in 3D, progettata per essere adattata alla maschera da snorkeling venduta dalla catena Decathlon. Qui il link nel quale abbiamo precedentemente approfondito l’argomento.

Roboze. Anche dalla Puglia, per la precisione Bari, arriva il contributo tecnologico in questa sfida contro il tempo. Lo staff di Roboze, una ex start-up ormai diventata una Pmi, è al lavoro giorno e notte: tutta la dotazione di stampanti 3D è impegnata per la produzione di valvole per ventilatori polmonari. Ben 120 valvole per l’Ospedale di Brescia, altre 50 per quello di Lecce, con volumi che cresceranno: grazie a stampanti 3D e materiali compositi, e soprattutto un’innovazione di base creata dal fondatore (un movimento degli assi nella stampante che non prevede cinghie elastiche ma che si sviluppa su basi meccaniche con precisione micrometrica) è resa possibile la produzione in serie dedicata anche a settori più esigenti come aerospazio e Formula Uno.

 

SPIRITO DI ADATTAMENTO

Si parla dell’arrivo di milioni di mascherine dall’estero (8 solo dalla Cina) in Italia eppure…“servono – ha affermato il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri – oltre 90 milioni di mascherine al mese”. Mascherine, guanti e ventilatori sono diventati la priorità, per questo da oggi c’è il via libera ai cosiddetti incentivi coronavirus, destinati appunto alla loro produzione. Tutte le aziende che decidono di ampliare e/o convertire la loro produzione per dare un contributo in questa sfida e produrre dispositivi medici possono presentare domanda (con partenza 26 marzo 2020) per ottenere gli aiuti previsti dal decreto “Cura Italia”.

Invitalia potrà erogare 50 milioni di contributi a fondo perduto a tutte le imprese costituite in forma societaria (dunque anche le società di persone), e i dispositivi prodotti (mascherine, occhiali, camici, ventilatori…) saranno prioritariamente destinati a medici e operatori sanitari. La procedura è stata resa rapida e snella, basterà registrarsi sulla piattaforma di Invitalia e compilare tutta la documentazione. Con la previsione che queste possano coprire più della metà del fabbisogno nazionale. A titolo del tutto gratuito hanno anche già risposto presente aziende della moda come Gucci, Prada, Valentino, Ferragamo, Fendi. Stanno dando il loro contributo anche realtà più piccole e artigianali come “Amici per la Pelle”, di Roma, che ha prontamente riconvertito il proprio laboratorio di pelletteria e tappezzeria realizzando in pochissimi giorni oltre 2000 mascherine di monospugna sanitaria idrorepellente lavabile e riutilizzabile

A queste si aggiunge anche la risposta davvero tempestiva delle cooperative. Come fa sapere Legacoop sono 12 le cooperative che, grazie alla riconversione nell’arco temporale di poco più di un giorno, produrranno inizialmente 400 mila pezzi (fino a raddoppiarne il numero). Le mascherine, in cotone speciale, sono impermeabili e riutilizzabili fino a quasi 100 volte.

 

PROBLEM SOLVING

Difficoltà anche nella dotazione di dispositivi medici se ne registrano un po dovunque,  nessuno ne poteva immaginare una richiesta così vasta e rapida. Anche nelle carceri italiane. In risposta alle notizie di numerose sommosse e rivolte dei giorni scorsi, il Dipartimento dell’Amministrazione Giudiziaria (Dap) del Ministero della Giustizia ha avviato il progetto (col via libera dell’ISS) che vede coinvolti venticinque istituti penitenziari ed i relativi “laboratori sartoriali”. Tra questi quelli di Bergamo, San Vittore, Rebibbia, Lecce, Santa Maria Capua Vetere che produrranno giornalmente 10 mila mascherine, fatte di strati di poliestere e polipropilene, per dotare le stesse carceri tutt’ora sprovviste (oltre che le strutture sanitarie).

Tra i grandi gruppi anche Fiat Chrysler Automobiles (FCA) si è attivata per l’emergenza Covid-19. Un intero stabilimento in Asia verrà riconvertito per produrre mascherine: obiettivo oltre un milione di pezzi al mese da donare a operatori sanitari e primi soccorritori. Sul territorio nazionale invece è già all’opera (coadiuvati anche da dipendenti e ingegneri Ferrari) una collaborazione con un’azienda di respiratori per supportarla e raddoppiarne la produttività. Sempre la FCA, per tramite dalla società di noleggio Leasys, sta sostenendo Croce Rossa e altre associazioni di volontariato mettendo a disposizione un parco veicoli dedicati alla distribuzione di medicinali alimenti e beni di prima necessità a malati, anziani e persone che necessitano assistenza.

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