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Quando il mentore non c’è trovalo online

Serve un’idea, serve pensare al futuro, serve immaginare che il futuro sarà diverso. Non è il momento di abbruttirsi sul divano, consumando serie dopo serie tutto il catalogo di Netflix. Al contrario è il momento di trovare l’ispirazione per ricostruire e ricostruirsi un posto nella società, quando questa pandemia sarà terminata.
Lo ha detto anche una voce autorevole come Mario Draghi, nella sua lettere al Financial Times: «La pandemia di Coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche. Molti oggi vivono nella paura della propria vita o in lutto per i propri cari. Le azioni intraprese dai governi per evitare che i nostri sistemi sanitari vengano travolti sono coraggiose e necessarie. Devono essere supportati» ha scritto Draghi al Financial Times consigliando all’Italia le misure economiche da intraprendere subito per riuscire ad uscire dalla palude del Coronavirus che rischia di devastare l’economia italiana. «Ma queste azioni – spiega- comportano anche un costo economico enorme e inevitabile. Mentre molti affrontano una perdita di vite umane, molti altri affrontano una perdita di sostentamento. Giorno dopo giorno, le notizie economiche stanno peggiorando. Le aziende affrontano una perdita di reddito nell’intera economia. Molti stanno già ridimensionando e licenziando i lavoratori. Una profonda recessione è inevitabile».
Dunque, in attesa delle misure post crisi che adotterà il governo, non resta che immaginare e studiare per il futuro.
Moltissimi corsi online sono stati resi disponibili online dalle università di tutto il mondo. Ma a volte, per trovare un’idea, un’idea buona, serve un metodo, ma servono anche persone che possano ispirare, dei mentori, seppur virtuali che possano risvegliare in noi la voglia di creare.
Se non lo avete ancora letto, “Italiani di domani”, di Beppe Severgnini, editorialista e vice-direttore del Corriere della Sera, è un libro che traccia tutto un percorso per prepararsi ad affrontare il futuro. Prende il via dalla rubrica Italians, che il giornalista scrittore gestisce sul quotidiano di via Solferino, in cui dialoga con studenti e giovani che si affacciano sul mondo del lavoro, dando loro consigli, segnalando storie interessanti. Seguire Severgnini può essere molto d’aiuto, fornisce una serie di spunti utili, anche a rialzarsi dopo un periodo di sconforto.
Interessante da seguire è Roberto Erario, business coach, ha formato e istruito migliaia di dirigenti, manager e imprenditori in Europa e Nord America, dalle aziende Fortune 500 alle piccole imprese. «Sono appassionato di sviluppo del lato umano e finanziario delle imprese – racconta- che capisco in profondità grazie al mio background di ex dirigente nel settore bancario, nonché alla mia istruzione e alla mia vasta formazione». Il suo profilo Linkedin è seguitissimo e i suoi corsi gremiti.
C’è un posto a Milano che si chiama ROOTS. Non semplicemente la bottega di un gruppo di tatuatori, non è il salone di un hairstylist, non ci si va a fare solamente colazione al sabato mattina o a leggere un libro. Non è un negozietto dove trovare abiti speciali, non è neanche l’officina dove restaurare una vecchia bicicletta. La fondatrice di questo spazio si chiama Lucille Ninivaggi, in arte Lucille-roots, tatuatrice e fondatrice dello spazio. Una donna che ad un certo punto della sua vita ha deciso di cambiare rotta. Non solo ha preso la macchinetta in mano iniziando a creare opere d’arte, che lei chiama “tatuaggi gentili”, ma ha messo insieme dei professionisti e ha creato uno spazio incredibilmente creativo.

«Siamo in pochi ma buoni -spiega l’artista- tutti ragazzi che non sono solo colleghi ma anche amici, c’è voluto un po’ perché si formasse la formazione attuale, ma oggi ognuno di noi è essenziale ed amalgamato agli altri e a ROOTS, siamo una famiglia!». Una famiglia fatta da amici che si stimano professionalmente e umanamente perché, come spiega Ninivaggi: «desiderano fare ciò che più amano in totale armonia e serenità, senza frustrazioni o limiti che spesso gli ambienti lavorativi impongono. Ho immaginato un posto come me, fatto di tante piccole e profonde passioni, da questo sono nate le collaborazioni». Per lasciarsi ispirare dalla gentilezza di Lucille, basta seguire il suo profilo Instagram.
Nato a Napoli, ma naturalizzato Milanese, progettista e il giornalista, fondatore e direttore di oTTo, un altro spazio creativo di Milano, è Roberto Marone. Sul giornale online ilPost.it, Marone ha delineato alcune idee che potrebbero essere prese in considerazione per rispondere alle esigenze dovute alla crisi che l’Italia sta vivendo e per creare le fondamenta del post pandemia. «Proviamo a farci venire delle idee- scrive Marone. Non è facile, non conosciamo nulla, non ci è mai successa una cosa del genere. Quando hai davanti qualcosa che non conosci, non sai mai come fare. Di solito hai due opzioni: non fare niente e nasconderti sotto al tappeto, o andare per tentativi». Per Marone è arrivato il momento per provare a “convertire” una parte del settore della ristorazione in una catena di distribuzione alimentare capillare. «La spesa a domicilio è in overbooking in tutta Italia, per cui evidentemente i supermercati non riescono a soddisfare da soli quella domanda. Nel frattempo la seconda catena alimentare del paese (la ristorazione) è chiusa (giustamente). Milioni di persone a casa a non fare niente, stipendi che saltano, eccetera eccetera. E invece potrebbe essere un’enorme risorsa da affiancare agli alimentari».
Potrebbe essere questa la strada per il futuro, come potrebbe essere qualsiasi altra, l’importante è studiare le necessità, scoprire quale sia il problema, analizzarlo, cercare una soluzione e agire, andando per tentativi. Se non dovesse andare si ricomincia.

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